giovedì 17 gennaio 2008

La "routine" di Gaza!


Il maggiore quotidiano italiano è diventato ormai la voce ufficiale d’Israele in Italia? Mi faccio questa domanda perché sinceramente non riesco più a spiegarmi il modo in cui vengono date le notizie dal Medioriente sul Corriere della Sera. Molto probabilmente non lo sapete nemmeno, ma l’altro ieri 17 palestinesi, di cui la metà civili, sono stati uccisi dalle bombe israeliane, e il Corriere che fa? Nel sito inserisce la notizia con il seguente titolo “altri razzi su Israele”. Si avete capito bene, i morti palestinesi, non uno, ma diciassette, sono un dettaglio, li trovi tra le righe, ma il titolo è su quel povero stato di nome Israele, assediato dai potentissimi palestinesi e dai loro pericolosissimi razzi (giusto per la cronaca, neanche un israeliano è morto per questo lancio di razzi).

Sapete qual è stata la ciliegina sulla torta? Che Israele ha definito il massacro come “un’operazione di routine”. Si, proprio così. Devo dire però che sono stati onesti, almeno loro lo ammettono che uccidere decine di palestinesi per volta rientra nella routine dello stato ebraico!

Nel frattempo l’idiota, Bush per chi non l’avesse capito, se la ride tra sceicchi accoglienti e presidenti dementi. E da Sharm si dice ottimista per il percorso di pace! Ottimista? Ma vallo a dire ai palestinesi, che ogni volta che sentono parlare di pace gli viene ormai la nausea, che pace è quella in cui ti piovono bombe in testa ogni giorno? Inutile raccontare dei razzi palestinesi, raccontiamo invece di come sono sempre andate le cose. La strategia israeliana è sempre quella, la comunità internazionale si mobilità, si parla di pace, dialogo, accordo, i palestinesi, che realmente non hanno altre scelte accettano, gli israeliani fanno finta di accettare, salvo compiere una “strage di routine” nell’arco di pochi giorni per provocare la parte meno arrendevole dei palestinesi, Hamas in testa, che puntualmente risponde, attentato o razzi che siano. Il gioco è fatto, tutto il mondo a questo punto parlerà dei cattivi palestinesi che distruggono ogni possibilità di pace, con “illustri” analisti che vanno a parlare in tv per ore, tutti dimenticandosi dei 20/30 morti palestinesi di pochi giorni prima, ma condannando il terribile “atto terroristico” che ha causato 3/4 morti israeliani. Si, funziona proprio così, non venite a dirmi che sono di parte perché i numeri parlano da soli. Anzi, ditemi una cosa, se invece di 17 palestinesi l’altro ieri ci fossero stati 17 morti israeliani, non civili, diciamo tutti militari, si sarebbe parlato per giorni e giorni di terrorismo palestinese o no? Il Papa e Mastella sarebbero finiti in secondo piano o no? Poi ci raccontiamo che i media “occidentali” sono liberi e indipendenti…E Babbo Natale che vi ha portato scendendo dal camino?

mercoledì 9 gennaio 2008

L’immigrato “temporaneo” in eterno...


Pochi giorni fa leggevo un articolo piuttosto interessante su un giornale giordano, era una specie di “psicanalisi” del giovane immigrato giordano, ma penso sia valida per molti altri immigrati qui in occidente. Gli immigrati giordani in Italia sono pochi, perché i giordani, così come i libanesi per esempio, puntano al “top” quando decidono di immigrare. Quindi li trovi a Londra, a Toronto, a Sidney, a Los Angeles o semplicemente nella vicina Dubai. A Milano, con tutto rispetto, ne trovi poche decine, sono quelli degli anni settanta venuti a studiare e rimasti qui! In genere il giovane immigrato giordano è laureato, parla l’inglese e sa bene come usare un pc, si sente “frustrato” perché a casa con la laurea in ingegneria o medicina si fa 500 euro al mese, giustamente pensa di meritarne di più. Poi arriva nei “paradisi” di cui ha sentito tanto parlare, si inserisce, trova un lavoro, inizia a farsi degli amici e una vita, ma l’idea che ha in testa è chiara, deve trattarsi di una cosa temporanea, qualche anno all’estero per mettere da parte due soldini e poi tornare a casa e “sistemarsi”. Qui scatta il maledetto meccanismo del prolungamento, volevi stare cinque anni, ma dopo cinque anni ti rendi conto di aver messo ben poco da parte, perché non hai saputo tirare bene la cinghia, nel frattempo quelli rimasti a casa, i tuoi vecchi amici e parenti, stando a casa con mamma e papà si sono fatti la macchina, si sono messi parecchi soldini da parte e pensano di comprare casa, ti rendi conto che forse casa non era poi così male, ma sai anche che tornando lì dovresti cominciare da capo, da quei maledetti 500 euro e non dai 1500 che nel frattempo i tuoi amici sono arrivati a guadagnare. Se torni sei un fallito, non puoi tornare a mani vuote, sarebbero cinque anni buttati al vento, anni lontani da casa e dalle persone a cui tieni, e poi torneresti a spalle scoperte. Hai paura di tutto ciò, in fondo dove sei stai bene, ma la voglia di tornare è grande. Decidi di stare ancora qualche anno, ma questa volta farai di tutto per “risparmiare” come si deve. Gli anni passano, eri rimasto che a casa un chilo di pomodori costava dieci cent, ora ne costa settanta. Volevi mettere da parte quei benedetti 40 mila euro, sufficienti a comprare un appartamento di 140 mq, nuovo e ben rifinito. Ora la stessa casa di euro ne costa 120 mila, tu sei arrivato a quota 30 mila in banca e ti rendi conto che non ce la farai mai. Ti sei condannato alla vita dell’immigrato “temporaneo” in eterno, quello che voleva stare pochi anni fuori, ma che si ritrova a 40 anni ancora lontano da tutti, con una moglie e due figli a carico. E pensi, arriverà mai il giorno in cui tornerò a casa?

P.S: tranquilli, non è autobiografico!

mercoledì 26 dicembre 2007

Auguri in ritardo!


Gli auguri retroattivi non valgono, giusto? Scusate ma sono stato tutto il giorno fuori e non ce l'ho fatta a mandare gli auguri in tempo! Spero comunque che il vostro Natale sia stato pieno di gioia e serenità con famiglia e amici...

mercoledì 19 dicembre 2007

Eid Al Adha


Eid mubarak a tutti...

lunedì 17 dicembre 2007

Ahmadinejad alla Mecca!


Per la prima volta dal 1979, cioè da quando l’Iran è divenuto repubblica islamica, un presidente iraniano si è unito ad altri due milioni di musulmani per fare il pellegrinaggio alla Mecca, dopo aver ricevuto l’invito del padrone di casa, Re Abdallah Al Saud. La mossa ha spiazzato molti, in Arabia e fuori, considerando che i sauditi sono i custodi dell’Islam sunnita più intransigente, che vede negli sciiti una minaccia, un nemico, fino a giungere alla “scomunica” per le correnti più integraliste del regno.

Il momento attuale è piuttosto delicato, l’Iran è sotto minaccia (anche se meno di qualche mese fa) e ha detto chiaramente che se verrà colpito se la prenderà con tutti gli “alleati dell’America” da quelle parti, cioè Arabia, Qatar, Kuwait e via dicendo. Quelli del golfo hanno un po’ paura, va detto, certo hanno le spalle ben coperte dallo zio Sam, ma a nessuno fa piacere rivivere i tempi della prima guerra del golfo, con le sirene quotidiane e missili tipo gli Scud che cascano tranquillamente a 2-3 km dal bersaglio! Abdallah d’Arabia ha mostrato sin dai primi giorni al potere una voglia di “moderazione” (per gli standard sauditi chiaramente) con vecchi e nuovi nemici, ha teso la mano ai “pentiti” di Alqaeda, concedendo loro la libertà in cambio di un sincero ripensamento circa le loro idee, ha presentato l’iniziativa araba per la pace con Israele, ha cercato di rafforzare i legami con l’Europa con diverse visite importanti ed è addirittura andato in Vaticano, una visita a dir poco storica. Insomma, le buone intenzioni le ha mostrate sin dall’inizio. Ora si tratta di capire se con Ahmadinejad sta facendo lo stesso per paura o sempre per “buone intenzioni”. Vuole ricucire lo strappo tra sunniti e sciiti almeno a livello politico? Cerca di mettere l’Iran dalla loro parte piuttosto che ritrovarselo contro? Pochi giorni fa Ahmadinejad era addirittura stato al summit dei paesi del golfo, anche questa la prima volta per un presidente iraniano.

Nel frattempo il presidente “blogger” Ahmadinejad se la gode e preso dall’entusiasmo augura a tutti i cristiani un felice natale

sabato 15 dicembre 2007

L’arabo medio e l’America


L’altra sera stavo guardando una serie televisiva siriana, tra le più seguite nel mondo arabo. Si intitola “maraya”, cioè specchi. Sono tanti piccoli sketch comici rappresentativi della vita quotidiana nel mondo arabo. Il nome non è casuale, seppure in modo esagerato, la serie rispecchia pregi e difetti della società araba contemporanea, con le sue mille contraddizioni e il suo vivere tra materialismo e spiritualità.
Mi ha molto divertito uno sketch a dir poco rappresentativo della nostra realtà. Cerco di riassumerlo in breve.

Un uomo si è svegliato da poco, canta con passione, tutte canzoni per la patria e la nazione araba, da “el ard btetkallem arabi” (la terra parla arabo) a “el helm el arabi” (il sogno arabo) passando per Fairuz e le sue canzoni per Gerusalemme. Inizia a girare per casa cercando qualcosa. La moglie, chiaramente incinta, è seduta in soggiorno a sorseggiare il suo caffè mattutino. Chiede alla moglie se avesse visto le sue lamette, lei dice di averle viste in bagno. Lui risponde dicendo che quelle in bagno le ha buttate e sta cercando quelle della marca nuova. Lei gli chiede come mai avesse buttato quelle che aveva in bagno. Lui risponde dicendo che erano americane e in un momento come questo l’America va boicottata totalmente per le sue azioni contro gli arabi in Iraq e il suo sostegno a Israele contro i palestinesi. A questo punto le chiede cosa sta bevendo. Lei risponde caffè. Turco? Chiede lui. No americano, dice lei. Prende la tazza e svuota il caffè in un vaso di fiori, da oggi in poi niente di americano deve entrare in casa, intesi? Ma io amo il caffè americano, ribatte lei. Inizia ad abituarti a quello turco! L'uomo a questo punto trova le lamette nuove e va a farsi la barba, quando torna per bere il suo caffè è pieno di ferite. La moglie gli chiede cosa avesse combinato, lui risponde scocciato "questi belgi fanno le lamette un po' dure, ma qualche goccia di sangue per la Palestina è il minimo che si possa sopportare!".

L’uomo va a lavorare, un suo impiegato entra da lui per presentargli dei documenti, indossa una tshirt con i colori americani. L’uomo è indignato “come puoi indossare una cosa del genere?” . L’impiegato afferma di non averci fatto caso e che per lui era solo una tshirt. Gli viene ordinato di togliersela all’istante, l’impiegato esegue. Il nostro uomo a questo punto prende la tshirt del malcapitato, scende in cortile davanti alla palazzina, chiama gli impiegati, iniziano tutti a urlare slogan contro l’America e la tshirt dell’impiegato viene data alle fiamme.
L’uomo torna a casa pieno di orgoglio per la minimanifestazione organizzata a lavoro, racconta tutto alla moglie, lei sorride per compiacerlo. La figlia esce dalla sua stanza, sta per uscire. Dove vai? Chiede l’uomo. Al corso d’inglese come sempre! Il corso di inglese? Ma allora stai sempre frequentando l’istituto americano? Certo, risponde lei. L’uomo è sconcertato, non si può più fare. La figlia deve trovare un istituto locale dove studiare l’inglese. Lei risponde dicendo che quello americano è in assoluto il migliore. Lui le consiglia di studiare con i metodi “fai da te” con Cd e libri vari. Lei risponde dicendo che anche i Cd e i libri di quel tipo sono prodotti in America! L’uomo è in preda al panico, come si fa ad imparare la lingua del nemico boicottandolo! Ci penserà.

Il giorno seguente, tardo pomeriggio, l’uomo torna a casa, è felicissimo e ha un sorriso raggiante . La moglie è stupita. Si deve festeggiare, afferma lui. Lei sorride ma chiede chiarimenti. “Hai ottenuto il visto per l’America cara!”. La donna è sorpresa “Il visto per l’America? Ma io non l’ho mai chiesto”. L’uomo annuisce “Si lo so, sono stato io sei mesi fa a chiederlo per te, quando sei rimasta incinta”. La donna non capisce “Ma io non ho mai detto di voler andare in America, non mi è mai passato per la testa”. L’uomo sorride “Ma chi se ne frega di quello che vuoi, ci pensi che tuo figlio nascerà in America”. Lei replica “E allora? Per me può nascere benissimo qui”. Lui la fulmina “Come? Ma ti rendi conto di quello che dici? Tutti vorrebbero avere un figlio americano, ti rendi conto che sarà cittadino americano? E’ un sogno! Anzi ora che ci penso non lo chiameremo più Waleed, bensì William!”.

Dieci minuti di sketch, la sintesi perfetta del nostro rapporto con gli USA....tutti (o quasi) li odiano, ma alla fine tutti (o quasi) sognano di andarci!

martedì 11 dicembre 2007

Immigrato stupratore!


La tendenza attuale tra molti italiani “normali” è quella che in fondo se si pensa male degli immigrati è soprattutto per colpa loro “non sono razzista, però devi ammettere che stupri e rapine sono sempre opera di immigrati”. Ma perché la gente pensa questo? Cioè per quale motivo l’immagine dello stupratore è associata a quella dell’immigrato? Beh, andrebbe chiesto ai direttori dei TG e quotidiani nazionali e alle loro “oneste” scelte editoriali! Gli italiani non stuprano? A sentire la “gente” si direbbe proprio di no, peccato che esistono anche le cose serie, cioè le statistiche e le indagini, che poi ci dicono tutto il contrario.

Leggo sul sito del Corriere “Stupri: solo il 10% attribuibili a stranieri”. Però come al solito quando ci sono notizie che “smontano i pregiudizi” finiscono nella parte bassa, nell’angolino, in fondo al sito. Quando invece c’è da puntare il dito sempre in prima pagina, che strano!

Questo è il classico genere di notizia che ogni immigrato dovrebbe stampare e portarsi in tasca e alla prima in cui sente il “lamento italico” del tassista “nazista” o della casalinga padana sbattergli la notizia in faccia con tanto di cordialissimo biglietto di sola andata per quel paese...

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