venerdì 16 maggio 2008

La “nakba” vista con gli occhi di una nonna palestinese


In questi giorni in Israele si festeggia il sessantesimo anniversario dalla nascita dello stato ebraico, dall’altra parte i palestinesi piangono per la sessantesima volta la nakba (catastrofe) che fu per loro la nascita d’Israele, con i massacri e i villaggi spazzati via e i rifugiati che ancora oggi sognano di tornare a casa.

Rafka Darwish, Umm Tawfik, nonna palestinese di 105 anni, ricorda bene la nakba ma soprattutto la vita palestinese prima del 1948 e l’ottima convivenza con cristiani ed ebrei della Palestina.
Umm Tawfik è una rifugiata, nata nel 1903 nella cittadina palestinese del Majdal (Ashkalon). Ha 5 figli e un centinaio tra nipoti e bisnipoti. Tre dei suoi figli sono morti a Gaza ma lei ancora sogna di tornare a casa.

Racconta la semplicità del suo quartiere del Majdal prima del 1948. “la nostra vita era tranquilla prima della nakba quando gli ebrei occuparono le nostre case…eravamo il paese più grande della zona, lavoravano quasi tutti nel commercio e nell’artigianato, non ci mancava niente, eravamo semplici ma non conoscevamo la povertà”.

Nonostante la semplicità e la poca istruzione, dato che c’erano solo scuole elementari e per proseguire gli studi superiori bisognava andare fino a Gerusalemme, era considerata una vera e propria vergogna la presenza di poveri nel paese. “I ricchi avevano l’obbligo di nutrire i poveri, eravamo autonomi in tutto, le olive e l’olio, il grano, il pollame, tutti lavoravano la propria terra, persino le piogge erano molto più frequenti all’epoca”.

Ricorda che prima di emigrare vivevano con famiglie palestinesi ebree, con le quali avevano ottimi legami. “Ricordo benissimo il nostro vicino Yitzhak, eravamo molto legati”, così come il legame era molto forte con le famiglie cristiane del paese.
Umm Tawfik e il marito possedevano 5 negozi e 120 dunum di terreni agricoli (12 ettari) oltre alla casa. Tuttora conserva i documenti e gli atti di proprietà e le chiavi di casa.

Il giorno della nakba lo ricorda così “Eravamo nel periodo di raccolta quando gli ebrei iniziarono a bombardare le nostre case di notte e al mattino aumentò seppellendo molti sotto le macerie, molti massacri vennero compiuti contro i villaggi palestinesi, specialmente intorno a Gerusalemme”.
“Tutto ciò ci terrorizzo, quindi decidemmo di allontanarci per qualche giorno, settimane al massimo, per tornare quando si sarebbe calmata la situazione, non ci portammo dietro nulla di prezioso, eravamo convinti di tornare”.
“Nessuno immaginava di ritrovarsi 60 anni dopo ancora lontano da casa, lasciarono tutto convinti di tornare, perfino la cucina la misi in ordine prima di uscire”.
“Il cammino verso Gaza fu tremendo, era dura e lunga e ci bombardavano in testa, c’erano vecchi e bambini e molti di loro non riuscivano a camminare e andavano portati in braccio”.

Umm Tawfik racconta il duro impatto con Gaza. “Arrivammo alla periferia di Gaza, era povera e piccola e con pochi abitanti”. “All’inizio ci ospitarono le famiglie di Gaza, ma con il passare del tempo iniziammo a prendere le camere in affitto, pagando somme modeste, alcuni si costruirono delle baracche o delle piccole case con legno e pietre, poi iniziò ad arrivare il sostegno di diverse organizzazioni internazionali, con cibo e tende, iniziarono anche ad organizzare le classi scolastiche nelle tende”. Ricorda che i campi profughi nacquero nei primi anni cinquanta con una camera per ogni quattro persone, poi arrivarono scuole ed ospedali.

giovedì 15 maggio 2008

I TG fatti con i piedi!


E’ l’una di notte, c’è l’ultima edizione del TG5 in corso, mentre leggo un po’ di cose sul web sento dalla tv alle mie spalle di un missile lanciato da Gaza e caduto su un centro commerciale nel sud d’Israele, causando 13 feriti. Mi giro e continuo ad ascoltare, il conduttore afferma che l’atto è stato rivendicato dal “fronte popolare per la liberazione della Palestina” e dai “comitati popolari per la resistenza”. Poi conclude dicendo che sono sigle affiliate ad Hamas!

Il fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) venne fondato dal medico palestinese cristiano George Habash e il movimento si ispira apertamente al marxismo. Ora il TG5 ci dice che i marxisti sono integralisti islamici.

L’ennesima conferma, per chi non l’avesse ancora capito, che i media italiani stanno al giornalismo serio come un giornaletto di scuola sta al NY Times…

mercoledì 7 maggio 2008

La Lega sta cambiando?



In questo momento ho la tv su la7. C’è l’infedele di Lerner, bel programma che purtroppo negli ultimi tempi ho seguito poco. Si parla di Lega, sicurezza, ecc. Devo dire che i toni di alcuni leghisti ultimamente iniziano a sorprendermi. Non sono più su “caccia allo straniero” ma stanno andando su “caccia al clandestino”. E’ già un piccolo miglioramento! Il sindaco di Verona, Tosi, parla addirittura di “pari diritti e doveri”, quindi anche l’immigrato regolare deve avere dei diritti. Caspita!

Personalmente dopo la vittoria PDL - Lega vedo due possibili scenari molto diversi tra loro. Il primo vede il PDL spostarsi su posizioni “dure” come quelle leghiste, con le ovvie conseguenze. Il secondo invece vede la Lega ammorbidirsi, passando da un rifiuto totale per il diverso, l’altro, la società multiculturale, ad una posizione più legata a problemi reali come quelli della sicurezza, ecc. Ovviamente non posso che sperare nel secondo scenario.
Maroni, prossimo ministro degli interni, ha perfino parlato di “senso di insicurezza” che in alcuni casi è lontano dalla realtà. Cioè una volta arrivati al Viminale i leghisti ammettono che c’è un problema di percezione della realtà che non rispecchia la reale situazione. Che dire? Miracolo!

Sta a vedere che tra un po’ di tempo sentiremo di leghisti che firmano per costruire le moschee ai “bravi” musulmani regolari...