domenica 28 dicembre 2008

Alla guerra…


Trecento morti, centinaia di feriti e questo è “solo l’inizio” come dicono in Israele. Dirvi cosa provano ora i cittadini di tutto il mondo arabo non è facile, ma sappiate che nessuno vuole sentire parlare di pace e tra questi ci sono anch’io. Personalmente sono convinto che così come nella vita, anche nei rapporti internazionali bisogna avere un limite e una dignità. Israele ha scelto, apertamente e senza vergogna, la via del massacro, della punizione collettiva, vuole imporre la legge del più forte. Ed è per questo che oggi chiedo, anche se so che non verrà mai esaudita la mia richiesta, di vedere gli eserciti arabi che si muovono, di accendere i motori dei caccia e carri armati che ogni anno vengono comprati dagli USA per centinaia di miliardi di dollari (paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi spendono più di Israele per armarsi). Israele deve capire che i popoli arabi vogliono la guerra, perché i palestinesi siamo noi tutti e l’arroganza va punita con i mezzi giusti quando si oltrepassa il limite.

Due anni sono passati dalla guerra in Libano, più di 1300 morti e danni inestimabili che ancora oggi sono ben visibili in tutto il paese. Ora sta toccando a Gaza. Senza contare i massacri piccoli e grandi di questi due anni. La scusa è sempre la stessa, “loro ci aggrediscono”. Che fa ridere anche un bambino. Tu, potenza militare che occupi territori palestinesi, libanesi, siriani, che te ne freghi delle risoluzioni internazionali e di quello che ti dice il mondo, che basi la tua esistenza sul fatto che l’altissimo abbia “prescelto” il tuo popolo, parli di aggressione da parte delle tue vittime che ogni tanto hanno un sussulto di libertà? Ma allora è proprio vero che quando mi vengono a rapinare in casa devo lasciar fare e non azzardarmi a dare nemmeno un pugno al rapinatore, perché diventerei un pericoloso “aggressore” che per questo merita di morire, con tutta la mia famiglia!

P.S: spero che gli israeliani si rendano conto che la mia generazione, quella dei ventenni e trentenni di oggi, cresciuti con Madrid, Oslo e altre chiare aperture arabe verso la pace, continuando così non potrà che ricredersi e tornare alle convinzioni dei propri padri. Contenti voi!