venerdì 25 gennaio 2008

Simpatici e antipatici per gli egiziani...


Uno studio statistico commissionato dal governo egiziano ha rivelato che lo stato più odiato dagli egiziani è Israele, quello più amato l’Arabia Saudita.
Il 78% del campione ha detto di odiare Israele, seguono in classifica USA e Danimarca. Più indietro Gran Bretagna e Russia.
Tra gli stati più amati svetta l’Arabia, seguita da Sudan, Palestina, Giordania e Libano.
Per quanto riguarda il resto del mondo (paesi non arabi) la simpatia degli egiziani è andata alla Cina, seguita da Giappone, Francia, Indonesia, Iran, Pakistan, Malesia.
Uno strano sondaggio, non c’è che dire, ma piuttosto interessante…In Italia chissà cosa verrebbe fuori da un sondaggio del genere!

martedì 22 gennaio 2008

Omar Bin Laden: “Mio padre non è un terrorista”


Nega Omar, non ha mai definito suo padre- Osama Bin Laden- un terrorista, ma vorrebbe che “trovasse altri metodi” per raggiungere i suoi obiettivi.
In un inglese discreto, dice Omar (26 anni) alla Cnn nell’intervista mandata in onda ieri, che non accetta l’uccisione dei civili “cerco di dire a mio padre di trovare altri metodi per raggiungere i suoi obiettivi, le bombe e le armi non sono un metodo giusto per qualsiasi cosa”.
Omar, parlando dal Cairo, dove vive con la moglie britannica Zena, ha precisato che non sente suo padre da 8 anni, dal 2000, quando decise di lasciare il campo di addestramento in Afghanistan.
Aggiunge “gli dissi che avevo deciso di partire e provare a vivere e vedere il mondo esterno, perché ero con lui dall’infanzia e avevo visto solo lui e i suoi amici”. Prosegue “mi disse se questa è la tua scelta cosa posso dirti? Vorrei che tu rimanessi ma è una tua scelta”.

Omar dice di non vedere suo padre come un terrorista “in passato la chiamavano guerra, ora lo chiamano terrorismo” spiegando che “mio padre pensa di aiutare la gente…non penso che sia un terrorista perché la storia dice che non è un terrorista”.
Continua dicendo che quando suo padre combatteva contro l’Unione Sovietica l’America lo considerava un eroe, e per quanto riguarda gli attacchi dell’11 Settembre 2001 contro l’America dice “personalmente non penso siano stati una cosa giusta, ma è accaduto”. Poi aggiunge “anche la guerra in Vietnam non è stata una cosa giusta, e quello che accade in Palestina non è una cosa giusta”.

Non sa dove si trova il padre, conferma Omar, e secondo lui è molto difficile che venga catturato data la popolarità di cui gode nelle zone dove si trova. Rispondendo alla domanda se suo padre si trova nella zona di confine tra Afghanistan e Pakistan dice “forse si e forse no” aggiungendo “la gente lì è diversa…non hanno alcuna considerazione del governo”.
Omar, quarto di undici figli di Osama Bin Laden dalla prima moglie, e uno dei diciannove figli del leader di Al Qaeda, conclude dicendo che lui e sua moglie stanno organizzando una corsa per cavalli nel Nord Africa per promuovere la pace.

Quanto sopra è la mia traduzione della notizia apparsa oggi sul sito (in arabo) di Alarabiya. (C'è anche una foto di Omar, se vi può interessare!).

giovedì 17 gennaio 2008

La "routine" di Gaza!


Il maggiore quotidiano italiano è diventato ormai la voce ufficiale d’Israele in Italia? Mi faccio questa domanda perché sinceramente non riesco più a spiegarmi il modo in cui vengono date le notizie dal Medioriente sul Corriere della Sera. Molto probabilmente non lo sapete nemmeno, ma l’altro ieri 17 palestinesi, di cui la metà civili, sono stati uccisi dalle bombe israeliane, e il Corriere che fa? Nel sito inserisce la notizia con il seguente titolo “altri razzi su Israele”. Si avete capito bene, i morti palestinesi, non uno, ma diciassette, sono un dettaglio, li trovi tra le righe, ma il titolo è su quel povero stato di nome Israele, assediato dai potentissimi palestinesi e dai loro pericolosissimi razzi (giusto per la cronaca, neanche un israeliano è morto per questo lancio di razzi).

Sapete qual è stata la ciliegina sulla torta? Che Israele ha definito il massacro come “un’operazione di routine”. Si, proprio così. Devo dire però che sono stati onesti, almeno loro lo ammettono che uccidere decine di palestinesi per volta rientra nella routine dello stato ebraico!

Nel frattempo l’idiota, Bush per chi non l’avesse capito, se la ride tra sceicchi accoglienti e presidenti dementi. E da Sharm si dice ottimista per il percorso di pace! Ottimista? Ma vallo a dire ai palestinesi, che ogni volta che sentono parlare di pace gli viene ormai la nausea, che pace è quella in cui ti piovono bombe in testa ogni giorno? Inutile raccontare dei razzi palestinesi, raccontiamo invece di come sono sempre andate le cose. La strategia israeliana è sempre quella, la comunità internazionale si mobilità, si parla di pace, dialogo, accordo, i palestinesi, che realmente non hanno altre scelte accettano, gli israeliani fanno finta di accettare, salvo compiere una “strage di routine” nell’arco di pochi giorni per provocare la parte meno arrendevole dei palestinesi, Hamas in testa, che puntualmente risponde, attentato o razzi che siano. Il gioco è fatto, tutto il mondo a questo punto parlerà dei cattivi palestinesi che distruggono ogni possibilità di pace, con “illustri” analisti che vanno a parlare in tv per ore, tutti dimenticandosi dei 20/30 morti palestinesi di pochi giorni prima, ma condannando il terribile “atto terroristico” che ha causato 3/4 morti israeliani. Si, funziona proprio così, non venite a dirmi che sono di parte perché i numeri parlano da soli. Anzi, ditemi una cosa, se invece di 17 palestinesi l’altro ieri ci fossero stati 17 morti israeliani, non civili, diciamo tutti militari, si sarebbe parlato per giorni e giorni di terrorismo palestinese o no? Il Papa e Mastella sarebbero finiti in secondo piano o no? Poi ci raccontiamo che i media “occidentali” sono liberi e indipendenti…E Babbo Natale che vi ha portato scendendo dal camino?

mercoledì 9 gennaio 2008

L’immigrato “temporaneo” in eterno...


Pochi giorni fa leggevo un articolo piuttosto interessante su un giornale giordano, era una specie di “psicanalisi” del giovane immigrato giordano, ma penso sia valida per molti altri immigrati qui in occidente. Gli immigrati giordani in Italia sono pochi, perché i giordani, così come i libanesi per esempio, puntano al “top” quando decidono di immigrare. Quindi li trovi a Londra, a Toronto, a Sidney, a Los Angeles o semplicemente nella vicina Dubai. A Milano, con tutto rispetto, ne trovi poche decine, sono quelli degli anni settanta venuti a studiare e rimasti qui! In genere il giovane immigrato giordano è laureato, parla l’inglese e sa bene come usare un pc, si sente “frustrato” perché a casa con la laurea in ingegneria o medicina si fa 500 euro al mese, giustamente pensa di meritarne di più. Poi arriva nei “paradisi” di cui ha sentito tanto parlare, si inserisce, trova un lavoro, inizia a farsi degli amici e una vita, ma l’idea che ha in testa è chiara, deve trattarsi di una cosa temporanea, qualche anno all’estero per mettere da parte due soldini e poi tornare a casa e “sistemarsi”. Qui scatta il maledetto meccanismo del prolungamento, volevi stare cinque anni, ma dopo cinque anni ti rendi conto di aver messo ben poco da parte, perché non hai saputo tirare bene la cinghia, nel frattempo quelli rimasti a casa, i tuoi vecchi amici e parenti, stando a casa con mamma e papà si sono fatti la macchina, si sono messi parecchi soldini da parte e pensano di comprare casa, ti rendi conto che forse casa non era poi così male, ma sai anche che tornando lì dovresti cominciare da capo, da quei maledetti 500 euro e non dai 1500 che nel frattempo i tuoi amici sono arrivati a guadagnare. Se torni sei un fallito, non puoi tornare a mani vuote, sarebbero cinque anni buttati al vento, anni lontani da casa e dalle persone a cui tieni, e poi torneresti a spalle scoperte. Hai paura di tutto ciò, in fondo dove sei stai bene, ma la voglia di tornare è grande. Decidi di stare ancora qualche anno, ma questa volta farai di tutto per “risparmiare” come si deve. Gli anni passano, eri rimasto che a casa un chilo di pomodori costava dieci cent, ora ne costa settanta. Volevi mettere da parte quei benedetti 40 mila euro, sufficienti a comprare un appartamento di 140 mq, nuovo e ben rifinito. Ora la stessa casa di euro ne costa 120 mila, tu sei arrivato a quota 30 mila in banca e ti rendi conto che non ce la farai mai. Ti sei condannato alla vita dell’immigrato “temporaneo” in eterno, quello che voleva stare pochi anni fuori, ma che si ritrova a 40 anni ancora lontano da tutti, con una moglie e due figli a carico. E pensi, arriverà mai il giorno in cui tornerò a casa?

P.S: tranquilli, non è autobiografico!