
In questi giorni in Israele si festeggia il sessantesimo anniversario dalla nascita dello stato ebraico, dall’altra parte i palestinesi piangono per la sessantesima volta la nakba (catastrofe) che fu per loro la nascita d’Israele, con i massacri e i villaggi spazzati via e i rifugiati che ancora oggi sognano di tornare a casa.
Rafka Darwish, Umm Tawfik, nonna palestinese di 105 anni, ricorda bene la nakba ma soprattutto la vita palestinese prima del 1948 e l’ottima convivenza con cristiani ed ebrei della Palestina.
Umm Tawfik è una rifugiata, nata nel 1903 nella cittadina palestinese del Majdal (Ashkalon). Ha 5 figli e un centinaio tra nipoti e bisnipoti. Tre dei suoi figli sono morti a Gaza ma lei ancora sogna di tornare a casa.
Racconta la semplicità del suo quartiere del Majdal prima del 1948. “la nostra vita era tranquilla prima della nakba quando gli ebrei occuparono le nostre case…eravamo il paese più grande della zona, lavoravano quasi tutti nel commercio e nell’artigianato, non ci mancava niente, eravamo semplici ma non conoscevamo la povertà”.
Nonostante la semplicità e la poca istruzione, dato che c’erano solo scuole elementari e per proseguire gli studi superiori bisognava andare fino a Gerusalemme, era considerata una vera e propria vergogna la presenza di poveri nel paese. “I ricchi avevano l’obbligo di nutrire i poveri, eravamo autonomi in tutto, le olive e l’olio, il grano, il pollame, tutti lavoravano la propria terra, persino le piogge erano molto più frequenti all’epoca”.
Ricorda che prima di emigrare vivevano con famiglie palestinesi ebree, con le quali avevano ottimi legami. “Ricordo benissimo il nostro vicino Yitzhak, eravamo molto legati”, così come il legame era molto forte con le famiglie cristiane del paese.
Umm Tawfik e il marito possedevano 5 negozi e 120 dunum di terreni agricoli (12 ettari) oltre alla casa. Tuttora conserva i documenti e gli atti di proprietà e le chiavi di casa.
Il giorno della nakba lo ricorda così “Eravamo nel periodo di raccolta quando gli ebrei iniziarono a bombardare le nostre case di notte e al mattino aumentò seppellendo molti sotto le macerie, molti massacri vennero compiuti contro i villaggi palestinesi, specialmente intorno a Gerusalemme”.
“Tutto ciò ci terrorizzo, quindi decidemmo di allontanarci per qualche giorno, settimane al massimo, per tornare quando si sarebbe calmata la situazione, non ci portammo dietro nulla di prezioso, eravamo convinti di tornare”.
“Nessuno immaginava di ritrovarsi 60 anni dopo ancora lontano da casa, lasciarono tutto convinti di tornare, perfino la cucina la misi in ordine prima di uscire”.
“Il cammino verso Gaza fu tremendo, era dura e lunga e ci bombardavano in testa, c’erano vecchi e bambini e molti di loro non riuscivano a camminare e andavano portati in braccio”.
Umm Tawfik racconta il duro impatto con Gaza. “Arrivammo alla periferia di Gaza, era povera e piccola e con pochi abitanti”. “All’inizio ci ospitarono le famiglie di Gaza, ma con il passare del tempo iniziammo a prendere le camere in affitto, pagando somme modeste, alcuni si costruirono delle baracche o delle piccole case con legno e pietre, poi iniziò ad arrivare il sostegno di diverse organizzazioni internazionali, con cibo e tende, iniziarono anche ad organizzare le classi scolastiche nelle tende”. Ricorda che i campi profughi nacquero nei primi anni cinquanta con una camera per ogni quattro persone, poi arrivarono scuole ed ospedali.
Rafka Darwish, Umm Tawfik, nonna palestinese di 105 anni, ricorda bene la nakba ma soprattutto la vita palestinese prima del 1948 e l’ottima convivenza con cristiani ed ebrei della Palestina.
Umm Tawfik è una rifugiata, nata nel 1903 nella cittadina palestinese del Majdal (Ashkalon). Ha 5 figli e un centinaio tra nipoti e bisnipoti. Tre dei suoi figli sono morti a Gaza ma lei ancora sogna di tornare a casa.
Racconta la semplicità del suo quartiere del Majdal prima del 1948. “la nostra vita era tranquilla prima della nakba quando gli ebrei occuparono le nostre case…eravamo il paese più grande della zona, lavoravano quasi tutti nel commercio e nell’artigianato, non ci mancava niente, eravamo semplici ma non conoscevamo la povertà”.
Nonostante la semplicità e la poca istruzione, dato che c’erano solo scuole elementari e per proseguire gli studi superiori bisognava andare fino a Gerusalemme, era considerata una vera e propria vergogna la presenza di poveri nel paese. “I ricchi avevano l’obbligo di nutrire i poveri, eravamo autonomi in tutto, le olive e l’olio, il grano, il pollame, tutti lavoravano la propria terra, persino le piogge erano molto più frequenti all’epoca”.
Ricorda che prima di emigrare vivevano con famiglie palestinesi ebree, con le quali avevano ottimi legami. “Ricordo benissimo il nostro vicino Yitzhak, eravamo molto legati”, così come il legame era molto forte con le famiglie cristiane del paese.
Umm Tawfik e il marito possedevano 5 negozi e 120 dunum di terreni agricoli (12 ettari) oltre alla casa. Tuttora conserva i documenti e gli atti di proprietà e le chiavi di casa.
Il giorno della nakba lo ricorda così “Eravamo nel periodo di raccolta quando gli ebrei iniziarono a bombardare le nostre case di notte e al mattino aumentò seppellendo molti sotto le macerie, molti massacri vennero compiuti contro i villaggi palestinesi, specialmente intorno a Gerusalemme”.
“Tutto ciò ci terrorizzo, quindi decidemmo di allontanarci per qualche giorno, settimane al massimo, per tornare quando si sarebbe calmata la situazione, non ci portammo dietro nulla di prezioso, eravamo convinti di tornare”.
“Nessuno immaginava di ritrovarsi 60 anni dopo ancora lontano da casa, lasciarono tutto convinti di tornare, perfino la cucina la misi in ordine prima di uscire”.
“Il cammino verso Gaza fu tremendo, era dura e lunga e ci bombardavano in testa, c’erano vecchi e bambini e molti di loro non riuscivano a camminare e andavano portati in braccio”.
Umm Tawfik racconta il duro impatto con Gaza. “Arrivammo alla periferia di Gaza, era povera e piccola e con pochi abitanti”. “All’inizio ci ospitarono le famiglie di Gaza, ma con il passare del tempo iniziammo a prendere le camere in affitto, pagando somme modeste, alcuni si costruirono delle baracche o delle piccole case con legno e pietre, poi iniziò ad arrivare il sostegno di diverse organizzazioni internazionali, con cibo e tende, iniziarono anche ad organizzare le classi scolastiche nelle tende”. Ricorda che i campi profughi nacquero nei primi anni cinquanta con una camera per ogni quattro persone, poi arrivarono scuole ed ospedali.



13 commenti:
mi piacerebbe fosse mia nonna e ascoltare dalla sua voce mille storie di tempi lontani.Amico mio,la cattiva coscienza di noi occidentali ha creato il disastro e la medesiama cosa lo rende insolubile.Il mio cuore è profondamente lacerato per tutto questo credimi.
Caro amico,
hai un animo nobile e un cuore grande, l'ho capito subito dal tuo blog e dai commenti che lasci sempre qui e per questo ti stimo sinceramente.
Pace e amicizia.
Ero in Palestina durante i giorni della Nakba. La dignità, la resistenza, la forza del popolo palestinese mi ha colpito molto. Mi sono sentita piccola ed inutile davanti alla tragedia di questo popolo. Speriamo realmente in pace ed amicizia.
Vorrei che si parlasse delle tante Nakbe che hanno subito i popoli invasi e massacrati dagli islamici nel corso dei secoli. Venire adesso a bagnare la palle dei rifugiati arabi in palestina e qualificarli come poveri estromessi dalle loro case, come fossero gli unici. Tutti quelli che hanno perso guerre, noi italiani per primi, hanno avuto profughi ma li hanno reinseriti non abbandonati alla carità internazionale come vergognosamente fa il mondo arabo. Vergognatevi !!
Lelena grazie per la sua testimonianza preziosa, purtroppo ce ne sono pochi come lei e l'ignoranza sulla storia del popolo palestinese regna sovrana.
Gentile Anonimo,
lo staff la ringrazia per il suo contributo e la invita a leggere qualche libro di Storia, non sono nocivi per la salute!
Sono veramente colpita ed amareggiata dalle persone che scrivono nei blog per offendere. inoltre prima di parlare bisognerebbe essere sempre sicuri di quello che si dice, conoscere i paesi e le persone dei quali ci si crede degli "intenditori" perchè si ascoltano le notizie superficiali e di parte dei nostri media. concordo con beduino... una bella letta ai libri di storia non fa male a nessuno. internet è anche questo... "anonimi" che scrivono offese perchè tanto protetti dal loro anonimato. che tristezza, come sono diventati piccoli,stupidi ed ignoranti gli italiani. il popolo di dante, di michelangelo, del rinascimento, di venezia, dell'antica roma... è quasi impossibile crederci.
Nel 1948 l'Onu , preso atto della situazione, stabilì che in Palestina sorgessero due stati : quello ebraico e quello palestinese. Gli Ebrei fondarono Israele, i palestinesi non vollero fondarlo ,convinti che con l'aiuto militare dei 350.000.000 di Arabi che circondavano Israele avrebbero spazzato via lo stato ebraico.Da allora , per volere troppo, per essere strumentalizzati dai loro "amici "Arabi, per essere stati ingannati da Arafat,per aver usato per primi metodi infami (es. monaco '72),I palestinesi hanno sempre sbagliato tutto, perdendo una guerra dopo l'altra; e adesso hanno perso anche quel po' di indipendenza che avevano, sono nelle mani di Hamas, che li espone alle ritorsioni israeliane fregandosene dei loro morti , che anzi per hamas più ne muoiono , meglio è, così si dimostra sempre più la voluta ferocia di Israele.Tutto questo nella speranza che arrivi in tempo la bomba iraniana, ennesimo specchietto per le allodole . Se avessero fatto una pace realistica negli anni '50, invece di dar retta a Nasser,ad Arafat, a Saddam,( si, pure a lui si attaccarono), adesso sarebbero prosperi e in pace.
Suppongo che sei lo stesso "anonimo" di prima. Mettiamo i puntini sulle i. La risoluzione ONU di cui parli è del 1947 non 1948. L'ONU non prese atto della situazione caro anonimo, l'ONU, strumento delle grandi potenze fin dalla sua nascita, decise di "regalare" una parte della Palestina a dei coloni arrivati dall'Europa che avevano i giusti agganci, gli immigrati europei di origine ebraica. Quindi era normalissimo che i palestinesi rifiutassero, come tu oggi rifiuteresti di dare una parte dell'Italia ai curdi, no?
Gli arabi che circondavano i palestinesi erano molto più di 350.000, solo i palestinesi erano 600.000! Infine forse non lo sai ma i primi ad usare metodi infami sono stati i fondatori dello stato d'Israele, con bande come Stern e Irgun che facevano del terrorismo un metodo di lotta "necessario". All'inizio perfino l'Haganah, quella che poi sarebbe diventata la base dell'esercito regolare, partecipava a tali atti. Ripeto caro anonimo, basta leggersi i libri di Storia, tutto quello che ti ho elencato sopra lo trovi anche nei libri israeliani se non ti fidi di altri!
Saluti!
Ciao ho Beduino.
Al di là di pensarla diversa da te vorrei sapere una cosa dall'utente Ielena, persona sensibile ed intelligente.
Se la Nabka è accaduta 60 anni fa, mi spiegate come fa una 31enne ad esserci stata?
Una bimba prodigio oppure il tuo blog è infestato da criptoindù infedeli che credono nella reincarnazione? ;)
Saluti e buon lavoro.
Al di là delle idee ti leggo sempre volentieri
JZ
Ciao John!
Mi fa piacere ritrovarti anche qui nella "tenda".
In effetti anch'io ero convinto che lelena fosse una signora anziana, probabilmente si è confusa con l'intifada, oppure si riferiva ad uno dei tanti anniversari della nakba che può aver vissuto lì. Solo lei potra chiarici il dubbio...
P.S: tifavi Spagna o Germania? :-)
Ciao
Ecco svelato il mistero... quest'anno ero in palestina durante la commemorazione della nakba, a maggio, sono stata lì per un viaggio di pace. occupandomi di politica estera e di cooperazione internazionale, viaggio molto spesso. purtroppo i post nei blog non consentono dissertazioni troppo lunghe e specifiche... quindi non ho specificato esattamente a cosa mi riferivo... mai dare nulla per scontato! con amicizia Elena
Contento ora John?
Grazie per il chiarimento Elena,
sai John è molto "pignolo" :-)
Ciao
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