mercoledì 26 dicembre 2007

Auguri in ritardo!


Gli auguri retroattivi non valgono, giusto? Scusate ma sono stato tutto il giorno fuori e non ce l'ho fatta a mandare gli auguri in tempo! Spero comunque che il vostro Natale sia stato pieno di gioia e serenità con famiglia e amici...

mercoledì 19 dicembre 2007

Eid Al Adha


Eid mubarak a tutti...

lunedì 17 dicembre 2007

Ahmadinejad alla Mecca!


Per la prima volta dal 1979, cioè da quando l’Iran è divenuto repubblica islamica, un presidente iraniano si è unito ad altri due milioni di musulmani per fare il pellegrinaggio alla Mecca, dopo aver ricevuto l’invito del padrone di casa, Re Abdallah Al Saud. La mossa ha spiazzato molti, in Arabia e fuori, considerando che i sauditi sono i custodi dell’Islam sunnita più intransigente, che vede negli sciiti una minaccia, un nemico, fino a giungere alla “scomunica” per le correnti più integraliste del regno.

Il momento attuale è piuttosto delicato, l’Iran è sotto minaccia (anche se meno di qualche mese fa) e ha detto chiaramente che se verrà colpito se la prenderà con tutti gli “alleati dell’America” da quelle parti, cioè Arabia, Qatar, Kuwait e via dicendo. Quelli del golfo hanno un po’ paura, va detto, certo hanno le spalle ben coperte dallo zio Sam, ma a nessuno fa piacere rivivere i tempi della prima guerra del golfo, con le sirene quotidiane e missili tipo gli Scud che cascano tranquillamente a 2-3 km dal bersaglio! Abdallah d’Arabia ha mostrato sin dai primi giorni al potere una voglia di “moderazione” (per gli standard sauditi chiaramente) con vecchi e nuovi nemici, ha teso la mano ai “pentiti” di Alqaeda, concedendo loro la libertà in cambio di un sincero ripensamento circa le loro idee, ha presentato l’iniziativa araba per la pace con Israele, ha cercato di rafforzare i legami con l’Europa con diverse visite importanti ed è addirittura andato in Vaticano, una visita a dir poco storica. Insomma, le buone intenzioni le ha mostrate sin dall’inizio. Ora si tratta di capire se con Ahmadinejad sta facendo lo stesso per paura o sempre per “buone intenzioni”. Vuole ricucire lo strappo tra sunniti e sciiti almeno a livello politico? Cerca di mettere l’Iran dalla loro parte piuttosto che ritrovarselo contro? Pochi giorni fa Ahmadinejad era addirittura stato al summit dei paesi del golfo, anche questa la prima volta per un presidente iraniano.

Nel frattempo il presidente “blogger” Ahmadinejad se la gode e preso dall’entusiasmo augura a tutti i cristiani un felice natale

sabato 15 dicembre 2007

L’arabo medio e l’America


L’altra sera stavo guardando una serie televisiva siriana, tra le più seguite nel mondo arabo. Si intitola “maraya”, cioè specchi. Sono tanti piccoli sketch comici rappresentativi della vita quotidiana nel mondo arabo. Il nome non è casuale, seppure in modo esagerato, la serie rispecchia pregi e difetti della società araba contemporanea, con le sue mille contraddizioni e il suo vivere tra materialismo e spiritualità.
Mi ha molto divertito uno sketch a dir poco rappresentativo della nostra realtà. Cerco di riassumerlo in breve.

Un uomo si è svegliato da poco, canta con passione, tutte canzoni per la patria e la nazione araba, da “el ard btetkallem arabi” (la terra parla arabo) a “el helm el arabi” (il sogno arabo) passando per Fairuz e le sue canzoni per Gerusalemme. Inizia a girare per casa cercando qualcosa. La moglie, chiaramente incinta, è seduta in soggiorno a sorseggiare il suo caffè mattutino. Chiede alla moglie se avesse visto le sue lamette, lei dice di averle viste in bagno. Lui risponde dicendo che quelle in bagno le ha buttate e sta cercando quelle della marca nuova. Lei gli chiede come mai avesse buttato quelle che aveva in bagno. Lui risponde dicendo che erano americane e in un momento come questo l’America va boicottata totalmente per le sue azioni contro gli arabi in Iraq e il suo sostegno a Israele contro i palestinesi. A questo punto le chiede cosa sta bevendo. Lei risponde caffè. Turco? Chiede lui. No americano, dice lei. Prende la tazza e svuota il caffè in un vaso di fiori, da oggi in poi niente di americano deve entrare in casa, intesi? Ma io amo il caffè americano, ribatte lei. Inizia ad abituarti a quello turco! L'uomo a questo punto trova le lamette nuove e va a farsi la barba, quando torna per bere il suo caffè è pieno di ferite. La moglie gli chiede cosa avesse combinato, lui risponde scocciato "questi belgi fanno le lamette un po' dure, ma qualche goccia di sangue per la Palestina è il minimo che si possa sopportare!".

L’uomo va a lavorare, un suo impiegato entra da lui per presentargli dei documenti, indossa una tshirt con i colori americani. L’uomo è indignato “come puoi indossare una cosa del genere?” . L’impiegato afferma di non averci fatto caso e che per lui era solo una tshirt. Gli viene ordinato di togliersela all’istante, l’impiegato esegue. Il nostro uomo a questo punto prende la tshirt del malcapitato, scende in cortile davanti alla palazzina, chiama gli impiegati, iniziano tutti a urlare slogan contro l’America e la tshirt dell’impiegato viene data alle fiamme.
L’uomo torna a casa pieno di orgoglio per la minimanifestazione organizzata a lavoro, racconta tutto alla moglie, lei sorride per compiacerlo. La figlia esce dalla sua stanza, sta per uscire. Dove vai? Chiede l’uomo. Al corso d’inglese come sempre! Il corso di inglese? Ma allora stai sempre frequentando l’istituto americano? Certo, risponde lei. L’uomo è sconcertato, non si può più fare. La figlia deve trovare un istituto locale dove studiare l’inglese. Lei risponde dicendo che quello americano è in assoluto il migliore. Lui le consiglia di studiare con i metodi “fai da te” con Cd e libri vari. Lei risponde dicendo che anche i Cd e i libri di quel tipo sono prodotti in America! L’uomo è in preda al panico, come si fa ad imparare la lingua del nemico boicottandolo! Ci penserà.

Il giorno seguente, tardo pomeriggio, l’uomo torna a casa, è felicissimo e ha un sorriso raggiante . La moglie è stupita. Si deve festeggiare, afferma lui. Lei sorride ma chiede chiarimenti. “Hai ottenuto il visto per l’America cara!”. La donna è sorpresa “Il visto per l’America? Ma io non l’ho mai chiesto”. L’uomo annuisce “Si lo so, sono stato io sei mesi fa a chiederlo per te, quando sei rimasta incinta”. La donna non capisce “Ma io non ho mai detto di voler andare in America, non mi è mai passato per la testa”. L’uomo sorride “Ma chi se ne frega di quello che vuoi, ci pensi che tuo figlio nascerà in America”. Lei replica “E allora? Per me può nascere benissimo qui”. Lui la fulmina “Come? Ma ti rendi conto di quello che dici? Tutti vorrebbero avere un figlio americano, ti rendi conto che sarà cittadino americano? E’ un sogno! Anzi ora che ci penso non lo chiameremo più Waleed, bensì William!”.

Dieci minuti di sketch, la sintesi perfetta del nostro rapporto con gli USA....tutti (o quasi) li odiano, ma alla fine tutti (o quasi) sognano di andarci!

martedì 11 dicembre 2007

Immigrato stupratore!


La tendenza attuale tra molti italiani “normali” è quella che in fondo se si pensa male degli immigrati è soprattutto per colpa loro “non sono razzista, però devi ammettere che stupri e rapine sono sempre opera di immigrati”. Ma perché la gente pensa questo? Cioè per quale motivo l’immagine dello stupratore è associata a quella dell’immigrato? Beh, andrebbe chiesto ai direttori dei TG e quotidiani nazionali e alle loro “oneste” scelte editoriali! Gli italiani non stuprano? A sentire la “gente” si direbbe proprio di no, peccato che esistono anche le cose serie, cioè le statistiche e le indagini, che poi ci dicono tutto il contrario.

Leggo sul sito del Corriere “Stupri: solo il 10% attribuibili a stranieri”. Però come al solito quando ci sono notizie che “smontano i pregiudizi” finiscono nella parte bassa, nell’angolino, in fondo al sito. Quando invece c’è da puntare il dito sempre in prima pagina, che strano!

Questo è il classico genere di notizia che ogni immigrato dovrebbe stampare e portarsi in tasca e alla prima in cui sente il “lamento italico” del tassista “nazista” o della casalinga padana sbattergli la notizia in faccia con tanto di cordialissimo biglietto di sola andata per quel paese...

lunedì 10 dicembre 2007

Palestina, cambierà qualcosa?

Sono tante le volte in cui abbiamo sentito parlare di “svolte” tra israeliani e palestinesi, si sono visti vertici e riunioni, colloqui bilaterali, mediazioni, ma alla fine non è mai cambiato nulla.
Mi meraviglio ogni volta che leggo articoli sulla stampa che parlano di Israele come uno stato che vuole la pace ma non trova il “partner”. Leggendo tali articoli mi chiedo quale criterio “intellettuale” venga adottato per assumere i giornalisti, e se come ci vogliono raccontare, nessuno intasca dollari per dire certe cose. Il problema palestinese sarà complesso, per la sua lunga storia, ma è anche banale, per la soluzione. Nel senso che volendo realmente la pace si sa benissimo cosa deve succedere, il punto è che Israele la pace la vuole unilaterale, come dire non fateci del male ma noi vogliamo comunque occuparvi in eterno!

Annapolis, tanti sorrisi, tante chiacchiere, poi che senti dire in questi giorni? Che la costruzione delle colonie nella zona Est di Gerusalemme (Abu Ghneim) procede a pieno regime e altre 307 unità abitative verranno costruite presto. La Giordania, cosa mai vista prima, protesta. L’America, cosa mai vista prima, chiede “chiarimenti”. Israele se ne infischia di amici e nemici e continua per la sua strada, loro fanno come vogliono!

Abu Mazen sa benissimo che ormai questa è l’ultima chance, i governi arabi pure. Se questa volta le cose non andranno come “promesso” sarà dura continuare con la politica del “dialogo”. Il ministro degli esteri saudita, Saud Al Faisal, prima di Annapolis ha detto in maniera abbastanza chiara che questa sarebbe stata l’ultima occasione per la pace, e che in caso di fallimento si sarebbe tornati ai tempi delle “guerre”.

Come possiamo allora interpretare l’ennesima provocazione israeliana subito dopo un vertice di pace? Annunciare la costruzione di nuove colonie in un territorio che “entro il 2008” deve essere Palestina sa proprio di presa in giro. Cercano la guerra con gli arabi? Non penso, se non altro perché sono passati 34 anni dall’ultima guerra “globale” tra arabi e israeliani. Vogliono mostrare agli integralisti interni che loro non prendono ordini dall’America? Mi sembra stupido, visto che poi dovranno cedere i territori se ci sarà la pace. Sinceramente non riesco a interpretare questa mossa israeliana se non come un chiaro messaggio di sfida nei confronti di chi pensa di “dettare” condizioni, cioè la controparte palestinese. Come dire, noi facciamo la pace, ma vi diamo quello che ci pare, quando ci pare.

E poi in occidente si chiedono perché i palestinesi vanno a votare in massa per Hamas…

lunedì 26 novembre 2007

Elezioni giordane, il resoconto.


Cinque giorni fa vi avevo parlato di elezioni in Giordania. Si sono fatte, sono usciti i risultati, è stato formato un nuovo governo e tra pochi giorni andrà in parlamento a ottenere la fiducia scontata.
Come sono andate le elezioni? Non so rispondere ad essere sincero. Come al solito l’elemento tribale è stato fondamentale, gran parte degli eletti ha alle spalle la tipica grande tribù giordana. Le tribù più grandi hanno piazzato anche 3-4 deputati! Le donne come avevo preannunciato sono rimaste poche, sei per l’esattezza, di cui una eletta senza ricorrere alle “quote rosa”.

Gli elementi nuovi sono tre. Il primo è la sonora sconfitta degli islamici, che hanno dimezzato la loro presenza in parlamento. Loro accusano il governo di “mattanza elettorale” per farli fuori, ma a parte episodi, alcuni anche gravi, rilevati sia dal governo che da osservatori neutrali, pare che nel complesso, almeno così dicono le associazioni non governative (arabe e internazionali), le elezioni siano state regolari. Certo suona a dir poco allarmante il caso rilevato da Aljazeera, ma di cui hanno parlato anche i giornali locali, di alcuni minorenni che sono riusciti a votare nelle zone beduine. Dicono che indagheranno, ma che comunque si tratta di episodi “marginali”, si vedrà…
Il secondo riguarda la caduta di molti “pezzi grossi” della politica giordana, gente che stava in parlamento da decenni. Il terzo elemento di novità sono gli uomini d’affari, i nuovi ricchi giordani, frutto della forte crescita “squilibrata” degli ultimi anni, che ha creato molti ricchi, ma anche molti più poveri. Questi uomini d’affari, piuttosto giovani, sono arrivati in parlamento con slogan e interessi esclusivamente economici, crescita forte, combattere l’inflazione, abbassare la disoccupazione i loro cavalli di battaglia. Sorge spontaneo un dubbio, se fai il businessman e arrivi in parlamento pensi prima ai tuoi interessi o a quelli di chi ti ha eletto? Lascio a voi la risposta!

Il nuovo premier incaricato è Nader Al Dahabi, ingegnere e manager, fratello del capo dei servizi segreti e fino a pochi giorni fa presidente della ASEZA, ovvero Aqaba Special Economic Zone Authority. La città di Aqaba nel 2000 venne trasformata in porto franco, pochissime tasse e tante agevolazioni, scopo dichiarato quelle di attirare investimenti. Ci sono riusciti? Diciamo a metà, si parlava di grandissimi investimenti, ce ne sono stati, ma solo in alcuni settori, turismo su tutti. Nessuna industria importante, nessuna azienda di alto livello tecnologico. Alla Giordania servono certamente gli alberghi e i grandi villaggi turistici, ma ci vuole altro per creare “sviluppo sostenibile” come nelle intenzioni. Al Dahabi è stato un buon manager, prima di Aqaba era il direttore generale della Royal Jordanian, le linee aeree giordane, che hanno avuto una discreta crescita negli ultimi anni. La scelta è ricaduta su di lui perché nelle intenzioni del sovrano, come da diversi anni ormai, l’economia deve avere la priorità su tutto. Il problema è che si rischia di continuare sulla strada degli ultimi anni, che ha prodotto molti ricchi e poveri ma linciato la classe media. Speriamo non sia così!

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