mercoledì 18 novembre 2009

Muri che vanno e altri che vengono


Non ci avevo mai fatto caso, ma pensando al 9-11 e alla caduta del muro di Berlino mi è automaticamente venuto in mente l’ 11-9 che invece un muro l’ha eretto. Chissà se la scelta della data nella testa di Bin Laden e dei suoi uomini non avesse nulla a che fare con la caduta del muro, consapevole sicuramente di come tali attacchi sanguinosi avrebbero segnato la nascita di un nuovo muro, quello tra Occidente e Islam. Non che prima le cose fossero perfette, ma per un musulmano in Occidente la vita era sicuramente molto più facile. Poi da un giorno all’altro siamo finiti tutti sul banco degli imputati, ogni nostro singolo gesto o tradizione è un motivo in più per darci addosso. Metti il velo e non va bene, hai la barba e non va bene, non mangi il maiale e non va bene, rispetti il Ramadan e non va bene, preghi il Venerdì e non va bene. Improvvisamente è stato quasi chiesto ai musulmani di ripudiare la propria fede per dimostrare la loro innocenza, come se non fosse stato Bin Laden stesso ad ammettere in uno dei suoi tanti video le motivazioni palesemente politiche degli attacchi al WTC dicendo che alla vista delle torri di Beirut bruciare nel 1982 dopo l’invasione israeliana decise di punire l’America che appoggiava Israele colpendo le sue torri. Ma queste frasi stranamente passarono inosservate e invece quel vecchio volpone di Vespa nei suoi tantissimi speciali sull’ 11-9 ci lesse i testamenti dei dirottatori e ci parlò dell’attacco dell’Islam all’Occidente! La Fallaci in preda all’Alzheimer sfornò dei libri degni del Mein Kampf!

Gli unici che nei giorni dopo l’11-9 non riuscivano a capacitarsi di cosa avesse spinto Bin Laden a fare quello che aveva fatto erano proprio i musulmani consapevoli che una tragedia simile non poteva essere giustificata in alcun modo dall’Islam, se escludiamo il conflitto israelo-palestinese, dove anche l’attacco suicida contro i civili viene tutto sommato accettato dalle masse (ma non altrettanto dai dotti dell’Islam) perché considerato “l’unico mezzo dei palestinesi per rispondere ai bombardamenti di caccia e carri armati”. Nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa del genere contro gli USA e nessuno capiva il senso di una simile tragedia. Certo l’America da decenni gode di poca simpatia tra le masse arabe, per il suo continuo appoggio a Israele e non solo, ma il rancore è sempre stato verso l’establishment e la classe politica americana, troppo filo-israeliana a detta di tutti, ma mai contro i cittadini statunitensi, che hanno sempre viaggiato e trovato braccia aperte ad accoglierli in tutto il mondo arabo. I sostenitori della tesi dell’auto-attentato o comunque di un accordo CIA – Alqaeda partono proprio dai risultati dell’attentato. Cosa si poteva aspettare Bin Laden da una tragedia simile se non guerre e distruzione per i musulmani? Uno che ragiona da “principe dei fedeli” non dovrebbe pensare soprattutto a loro come fecero da sempre i vari califfi nell’arco dei secoli? Da lì la conclusione ridicola del “non è stato lui”.

In verità lo scopo di Bin Laden può essere analizzato da un altro punto di vista, quello del muro appunto. L’11-9 ha eretto un muro, indubbiamente causato dagli attentati, ma che è stato costruito in buona parte in Occidente. Osama cercava quello, una reazione “emotiva” dell’Occidente, che con un paio di guerre in Medio Oriente e un forte inasprimento del sentimento anti-islamico all’interno avrebbe portato i musulmani verso l’integralismo reattivo. Ci è riuscito? Dispiace dirlo, ma credo proprio di si. I musulmani dopo l’11-9 hanno dovuto subire (oltre alle due guerre) una campagna di odio e diffidenza messa su dal sistema mediatico occidentale che ricorda il clima anti-ebraico nei primi anni del nazismo in Europa. Perfino la causa palestinese, da sempre vista con una certa neutralità dall’opinione pubblica europea, è stata demolita da un disegno mediatico che non ha risparmiato nulla ai musulmani, portando l’esasperazione dei palestinesi a livelli record con i continui soprusi (vedi colonialismo) di Israele ignorati da Europa e Usa e il risultato è stato la morte delle speranze di pace e l’elezione di Hamas.

L’Occidente è caduto nel tranello, ha reagito all’odio con più odio, creando morte e distruzione in casa dei musulmani e discriminazione e odio verso i musulmani in Occidente. Dall’altra parte gli integralisti non hanno perso l’occasione per attirare le masse dicendo “ecco lo vedete, vi odiano a priori per quello che siete”. Risultato? Una reazione orgogliosa delle masse e una crescita esponenziale del pensiero integralista e il muro ogni giorno pare più alto…Cadrà mai questo muro?

giovedì 5 novembre 2009

Il crocifisso degli ipocriti



L’altro ieri la corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha stabilito, accogliendo il ricorso di una cittadina italiana di origine finlandese, che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". Una notizia che, in un paese laico normale, avrebbe creato al massimo qualche discussione di natura giuridica, con uno scambio di opinioni in tutta calma. Ma l’Italia si sa, non è un paese normale e soprattutto è un paese laico dove il peso della Chiesa è a dir poco abnorme. Si è scatenato un putiferio, che ha tirato in ballo tutti, pure i musulmani che non c’entravano proprio nulla!

Il sito del Corriere, quotidiano a mio parere sempre più emblema del decadimento del giornalismo italiano, si è trasformato in un megafono del più becero razzismo che cova nelle menti e nei cuori di alcuni italiani. In poche ore dalla sentenza la notizia aveva ricevuto quasi 1300 commenti (una cosa mai vista sul sito). Questi commenti mi hanno lasciato a dir poco perplesso, perché facevo fatica a trovare dei commenti sereni e pacati che discutevano della notizia, la sentenza. La stragrande maggioranza di quei commenti era di natura razzista, si invitava la signora (cittadina italiana!) a tornare in Finlandia, si insultavano i finlandesi, si parlava di Eurabia, si tirava in ballo la Fallaci, si accusavano i musulmani e i turchi, ci si domandava cosa sarebbe successo se in Iran avessero chiesto di rimuovere i simboli religiosi! Ero perplesso non solo per il razzismo e le assurde accuse ai musulmani, ma anche perché leggendo quei commenti mi chiedevo onestamente se gli italiani potevano essere così stupidi! Il popolo di Galileo e Leonardo che in modo irrazionale e del tutto illogico invece di discutere di una sentenza e delle sue motivazioni stava accusando gli arabi, i finlandesi e le renne di invasione e islamizzazione!

A pensarci bene però non riesco neanche a capire il senso di questa “ribellione”, cioè anche lasciando stare la sentenza e tutto il discorso giuridico e dello stato laico in cui mi pare normale l’assenza di simboli religiosi dagli edifici pubblici. Voglio andare al cuore del problema, se tutti questi italiani si sono sentiti tanto offesi da questa sentenza uno dovrebbe pensare che il popolo italiano è profondamente cristiano! Però in Italia io ci vivo, gli italiani li vedo, li conosco e tra loro e gli insegnamenti di Gesù c’è di mezzo non il mare, ma il pacifico! Evadere le tasse è da cristiani? No. Tradire il marito/moglie è da cristiani? No. Odiare l’immigrato è da cristiani? No. L’Italia è il paese dei calendari dedicati alle forme femminili, dei milioni di uomini che vanno a puttane mentre i loro figli dormono con la moglie a casa. Sono sicuri gli italiani che tutto questo a Gesù piace?
E poi toglietemi una curiosità, quanti di voi hanno un crocifisso in casa e in ufficio per pretendere di averlo anche nelle scuole dei figli e nei tribunali?

giovedì 24 settembre 2009

L’Arabia che guarda al futuro


Dopo tanto tempo torno a scrivere, non per parlare di politica, ma di cose molto più serie.

Se siete degli scienziati lo sapevate già, ma se siete dei comuni cittadini probabilmente non avete neanche sentito parlare della Kaust (King Abdullah University of Science and Technology). Questo ateneo è nato ufficialmente ieri, con l’inaugurazione alla quale hanno partecipato diversi presidenti, leader politici, premi Nobel e personaggi della scienza e della cultura di fama mondiale.

La Kaust nasce dalle idee illuminate del sovrano saudita, che ha da sempre ribadito l’importanza dell’istruzione e della ricerca scientifica per fare il necessario salto di qualità in Medio Oriente. In soli tre anni (e circa tre miliardi di dollari spesi per ora) l’università è diventata realtà e da oggi accoglie centinaia di studenti che nel giro di qualche anno diventeranno più di diecimila. L’università, come dice il nome stesso, si dedica esclusivamente alle discipline scientifiche con particolare attenzione alla ricerca scientifica in diversi settori, tra i quali spiccano le energie rinnovabili, le nanotecnologie, le biotecnologie. C’è tutto per diventare una delle migliori università del mondo nell’arco di pochi anni, le strutture sono notevoli, un campus in cui non manca nulla, laboratori tra i migliori del mondo che includono Shaheen, il supercomputer più veloce del Medio Oriente e tra i più veloci a livello mondiale, c’è una delle più grandi e avanzate “clean room” del mondo per le ricerche nel campo delle nanotecnologie, c’è anche Cornea, una stanza dove i dati dal computer si trasformeranno in una realtà virtuale in 3D (proiettando delle immagini sulle 6 facce interne del cubo) nella quale ricercatori e studenti si potranno “immergere”, non ce ne sono molte al mondo e questa è quella con la risoluzione più alta in assoluto, 100 milioni di pixel . Ci sono le partnership giuste, con università del calibro di Cambridge e Stanford. I docenti sono tra i migliori del mondo e provengono da decine di paesi, stesso discorso per gli studenti, solo il 15% degli ammessi infatti è di nazionalità saudita.

Mi sembrava doveroso segnalare la nascita di quella che per i suoi creatori dovrà diventare la migliore università del Medio Oriente ed entrare a far parte dell’olimpo mondiale degli atenei dove si fa ricerca scientifica ad altissimo livello. Una volta tanto i petrodollari vengono investiti in qualcosa di utile che può realmente cambiare i destini di una nazione. Non ci resta che incrociare le dita e sperare di raccogliere i primi frutti tra qualche anno!

mercoledì 21 gennaio 2009

Israele: I rabbini benedicono la guerra


Tutti in Italia sanno ormai che nell’Islam esiste una cosa minacciosa che alcuni Imam emettono chiamata “fatwa”, certo il significato è molto più ampio di quello negativo che Allam ha voluto far passare sui media italiani ma quello che mi interessa è che ormai la cosa è stata inculcata bene all’italiano (occidentale) medio. Quello che però nessuno vi racconterà mai è che in Israele i rabbini non sono certo dei santi e puntualmente con ogni guerra di Israele benedicono le armi e considerano l’uccisione di donne e bambini “nemici” come una cosa non solo accettabile ma direi perfino raccomandabile.

Nelle settimane di guerra a Gaza, mentre il mondo si impegnava a far finta di nulla, in Israele decine di opinioni religiose si susseguivano con benedizioni all’operato dell’esercito israeliano e delle uccisioni a Gaza, considerando la morte di donne e bambini accettabile se vista come “punizione collettiva del nemico”, un altro rabbino è andato oltre dicendo che non ci sarebbe alcun problema dal punto di vista religioso se oltre un milione di palestinesi venissero uccisi nella striscia di Gaza.
Mordechai Eliahu, ex rabbino capo d’Israele e tuttora uno dei principali capi religiosi in Galilea, ha mandato un messaggio a Olmert e a tutti i leader politici israeliani sotto forma di articolo su “Piccolo Mondo”, una guida settimanale che viene diffusa nelle sinagoghe il Venerdì, in cui racconta dalla Bibbia il massacro di Shechem (nella Genesi) e lo usa come prova giuridica per giustificare la “punizione collettiva” come uno dei mezzi consentiti in guerra dalla religione ebraica. Secondo il quotidiano saudita “Al Watan” Eliahu ha aggiunto che tale criterio è attualmente valido per la striscia di Gaza in quanto tutti i suoi abitanti sono colpevoli del lancio dei missili Qassam non avendo fatto nulla per fermarli e ha considerato la morte dei civili palestinesi accettabile dal punto di vista religioso. La cosa curiosa però è che Eliahu si era detto contrario all’invasione di terra perché “mette in pericolo i soldati israeliani” e aveva consigliato un bombardamento a tappeto della striscia!

Diversi giornali israeliani, tra cui Haaretz, hanno pubblicato le varie opinioni religiose sulla guerra. Il rabbino Yisrael Rosin, direttore dell’istituto Tsomet, ha affermato che “secondo la Torah possiamo uccidere i loro uomini, donne, bambini, infanti, vecchi e anche sterminare i loro animali”.
Il rabbino capo di Safad, Shlomo Eliahu, ha invece specificato che “se ne uccidiamo 100 e non si fermano dobbiamo ucciderne 1000, se ne uccidiamo 1000 e non si fermano ne dobbiamo uccidere 10.000, e dobbiamo continuare così anche se dovessimo ucciderne un milione”.

Le statistiche dicono che il 90% degli ebrei religiosi afferma che bisogna seguire le opinioni dei rabbini e non quelle della politica o dei governi. Mentre il 95% dei soldati religiosi ha affermato che non può eseguire degli ordini contrari ai dettami dei rabbini.

Era per voi un estratto del pensiero comune nella cosiddetta “unica democrazia del Medioriente”…

domenica 28 dicembre 2008

Alla guerra…


Trecento morti, centinaia di feriti e questo è “solo l’inizio” come dicono in Israele. Dirvi cosa provano ora i cittadini di tutto il mondo arabo non è facile, ma sappiate che nessuno vuole sentire parlare di pace e tra questi ci sono anch’io. Personalmente sono convinto che così come nella vita, anche nei rapporti internazionali bisogna avere un limite e una dignità. Israele ha scelto, apertamente e senza vergogna, la via del massacro, della punizione collettiva, vuole imporre la legge del più forte. Ed è per questo che oggi chiedo, anche se so che non verrà mai esaudita la mia richiesta, di vedere gli eserciti arabi che si muovono, di accendere i motori dei caccia e carri armati che ogni anno vengono comprati dagli USA per centinaia di miliardi di dollari (paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi spendono più di Israele per armarsi). Israele deve capire che i popoli arabi vogliono la guerra, perché i palestinesi siamo noi tutti e l’arroganza va punita con i mezzi giusti quando si oltrepassa il limite.

Due anni sono passati dalla guerra in Libano, più di 1300 morti e danni inestimabili che ancora oggi sono ben visibili in tutto il paese. Ora sta toccando a Gaza. Senza contare i massacri piccoli e grandi di questi due anni. La scusa è sempre la stessa, “loro ci aggrediscono”. Che fa ridere anche un bambino. Tu, potenza militare che occupi territori palestinesi, libanesi, siriani, che te ne freghi delle risoluzioni internazionali e di quello che ti dice il mondo, che basi la tua esistenza sul fatto che l’altissimo abbia “prescelto” il tuo popolo, parli di aggressione da parte delle tue vittime che ogni tanto hanno un sussulto di libertà? Ma allora è proprio vero che quando mi vengono a rapinare in casa devo lasciar fare e non azzardarmi a dare nemmeno un pugno al rapinatore, perché diventerei un pericoloso “aggressore” che per questo merita di morire, con tutta la mia famiglia!

P.S: spero che gli israeliani si rendano conto che la mia generazione, quella dei ventenni e trentenni di oggi, cresciuti con Madrid, Oslo e altre chiare aperture arabe verso la pace, continuando così non potrà che ricredersi e tornare alle convinzioni dei propri padri. Contenti voi!

lunedì 27 ottobre 2008

Tu chi sceglieresti? Obama o McCain?


Un’iniziativa interessante e simpatica che ho trovato online è questa di msn che potete provare cliccando qui, permette ai navigatori di scegliere tra Obama e McCain in una sorta di elezioni “virtuali”, certo non saranno valide dal punto di vista statistico, ma ci possono far capire orientativamente come sono visti i due candidati in giro per il mondo, infatti dopo aver votato vengono forniti i risultati nei diversi paesi coinvolti da questa iniziativa, si va dal 90-10 per Obama in quasi tutti i paesi del Nord Europa, si scende a 80-20 in paesi come Italia, Spagna ,Russia e Turchia, si arriva poi al 75-25 degli USA per infine trovare un'unica anomalia al plebiscito per Obama, Israele: 50-50! La sola idea di avere un presidente americano leggermente più aperto alle ragioni degli arabi che possa quindi obbligare Israele a rispettare i propri impegni nei confronti dei palestinesi deve aver terrorizzato i navigatori di Tel Aviv!

venerdì 24 ottobre 2008

Varietà!


E’ da un po’ di tempo che non scrivo qui sul blog. Di cose ne sono accadute nel frattempo, in Italia e nel mondo. Da queste parti su tutto prevale l’emergenza razzismo, molti negano, definiscono “episodi sgradevoli” la morte di Abdul, i pestaggi ai danni di diversi extracomunitari, le scritte razziste. Sarà, ma il clima è cambiato, non bisogna essere esperti per dirlo. Forse più che di razzismo io parlerei di xenofobia, brutta ugualmente, ma non è la stessa cosa. Bisognerà comunque lavorare molto per stabilire un clima di convivenza più sereno e civile. Poi c’è la riforma Gelmini, scuole e università occupate e il rischio di un futuro dell’istruzione “per tutti” a dir poco incerto in questo paese che anziché aumentare i fondi per la ricerca scientifica li taglia!

Poi c’è il mondo che va a rotoli, o forse dovrei dire il capitalismo “scorretto” delle speculazioni e del guadagno a tutti i costi. Molti dicono che a rimetterci come sempre saranno i più poveri, sinceramente non lo so, posso solo constatare che nel mondo arabo, in particolare in Giordania, molti avevano affidato gran parte dei loro risparmi a delle aziende di trading che operavano sulle borse mondiali promettendo guadagni facili e veloci, ora piangono in massa. Quelli però che saggiamente hanno tenuto i soldi sotto il mattone ora vedono le cose migliorare, il prezzo della benzina è calato del 35% negli ultimi mesi, di conseguenza i trasporti, molte merci, servizi. Pare che vada tutto al contrario, quando negli ultimi anni si parlava di crescita forte dell’economia la gente soffriva e si lamentava del continuo aumento dei prezzi, ora che si parla di crisi molta gente quasi sorride vedendo aumentare il proprio potere d’acquisto. Forse perché l’economia quando cresce spesso lo fa per pochi “eletti”, gli altri vedono soltanto crescere i prezzi inflazionati dalla troppa moneta in giro!
E poi ci sono le elezioni americane alle porte, Mr.Bush finalmente se ne va, lasciandosi dietro un mondo devastato e un solo amico, Silvio! E ora speriamo nell'arrivo dell'uomo nero...

martedì 30 settembre 2008

Eid Mubarak


Eid Mubarak a tutte le sorelle e i fratelli, augurando loro una festa piena di gioia e serenità...

lunedì 1 settembre 2008

Ramadan Karim

Ramadan è giunto! Auguri e buon digiuno a tutti i musulmani...

martedì 5 agosto 2008

In vacanza!


Tra poche ore il vostro "beduino" se ne va per tre settimane in Giordania da parenti e amici. Cercherò di postare qualcosa da lì ma non ve lo garantisco :-)

Buone vacanze a tutti...

giovedì 24 luglio 2008

Il visto per la Casa Bianca? Al consolato israeliano...


In questi giorni stiamo assistendo ad una cosa molto triste, l’ennesimaa dimostrazione di quanto la democrazia americana sia in realtà una dittatura indiretta di lobby e corporazioni. Barack Obama, il giovane senatore e candidato democratico alla casa bianca, sta facendo il “compitino” assolutamente necessario per avere qualche speranza di diventare presidente degli USA, sta cercando di dimostrare in tutti i modi la sua amicizia, passione, amore per lo stato ebraico. L’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) , la lobby ebraica in America, è da sempre decisiva nell’esito delle elezioni americane, è semplicemente inimmaginabile diventare presidente degli USA senza aver prima fatto tutto quello che c’è da fare per farsi amici quelli dell’AIPAC.

Qualche settimana fa per allontanare i sospetti sulle sue origini “islamiche” Obama è arrivato a dire che Gerusalemme è la capitale eterna di Israele, suscitando lo sdegno del pacato Abu Mazen e di tutti coloro che credono e sperano nella pace, che in base a tutte le risoluzioni internazionali prevede Gerusalemme Est come capitale del futuro stato palestinese. In questi giorni durante la sua visita in Israele ha fatto di tutto per dimostrare la sua fedeltà verso Israele, dichiarazioni alla Bush, kippah in testa, visita al muro del pianto con tanto di preghiera!

Purtroppo come sempre ad avere ragione sono i più semplici, i meno colti, l’uomo di strada arabo ha da sempre rinunciato a sperare in una presidenza americana più giusta e vicina ai palestinesi, scrittori e intellettuali hanno sempre continuato a sperare ad ogni nuove elezioni. Forse questa è la volta giusta per capire che anche con "change", con la faccia nuova, con il primo presidente di colore, l’America resterà sempre legata ad un sistema che vede le lobby più forti (AIPAC in testa) decisive nella politica estera americana.

A proposito di lobby e politica estera consiglio a tutti la lettura del libro, ferocemente attaccato dall’AIPAC e oscurato a livello mondiale, di Stephen Walt e John Mearsheimer, dal titolo “La Israel lobby e la politica estera americana” , Editore Mondatori.

giovedì 17 luglio 2008

Spari in Medioriente? E' sempre un attentato!


Quando si dice "pregiudizio". Ieri sera alle 23 locali (22 ora italiana) un uomo, anzi un ragazzo di 18 anni, assiste ad un concerto libanese nel centro di Amman. Finito il concerto segue 4 musicisti libanesi e mentre questi stanno per salire sul pullman che li deve riportare in albergo apre il fuoco dalla sua 9mm ferendo i 4 libanesi, l'autista giordano del pullman e una donna palestinese che passava lì in quel momento. Un atto criminale? Un gesto di un folle? Un attentato? Non si sa ancora niente, indagini in corso... Ma non per il Corriere, da loro è tutto chiaro, arabi= attentati. Ed ecco che sul sito del Corriere oggi si legge di "kamikaze" e "attentato" ad Amman! Fossi nei panni dell'ambasciatore giordano in Italia denuncerei il Corriere per diffusione di notizie false, atte a danneggiare l'industria del turismo giordano alla vigilia del periodo estivo di grandi arrivi dall'Europa.

sabato 7 giugno 2008

Tutto il mondo è paese. I bengalesi, “rom” del golfo!


Negli ultimi tempi l’opinione pubblica in diversi paesi del golfo è rimasta scioccata da efferati crimini commessi da membri della numerosissima comunità bengalese presente. Si sono sollevate voci “xenofobe” simili a quelle che in Italia sentiamo contro i rom. Che vanno cacciati, che va regolato il loro flusso, che sono tutti delinquenti, ecc. Ora il Bahrain, noto in Europa solo per il GP di Formula 1, ha deciso addirittura di bloccare i visti in ingresso dal Bangladesh. Niente più lavoratori bengalesi, il tutto dopo che un meccanico bengalese ha segato un suo cliente in due per una discussione sulla tariffa. Negli ultimi due anni altri crimini commessi da bengalesi avevano suscitato la collera in Bahrein, tra cui quello di un cuoco che uccise la figlia del suo datore perché aveva criticato il suo modo di cucinare a quanto pare. Ricordo che gli immigrati in Bahrein sono circa la metà della popolazione e che solo i bengalesi sono circa 110 mila, su un milione di abitanti, l’11% quindi, percentuale altissima rispetto a quelle degli immigrati in Europa. (i romeni in Italia sono 600 mila, che su 58 milioni di abitanti sono poco più dell’1% della popolazione).

E’ curioso vedere che i partiti e movimenti islamici sono quelli più divisi e netti nel loro giudizio su tale provvedimento in Bahrein. Da una parte i salafiti, che avevano chiesto da tempo al governo limitazioni all’ingresso dei bengalesi nel regno. Dall’altra parte intellettuali “islamici” che ricordano a tutti che Allah giudica l’individuo, non il popolo o la comunità, quindi considerano questo modo di ragionare quasi “blasfemo”. Un po’ come la differenza in Italia tra i leghisti “cristiani” e la Caritas “cristiana”. Tanto per dimostrare che ognuno percepisce quello che gli pare della religione a seconda del “background” politico e culturale che lo caratterizza.

martedì 3 giugno 2008

Iran libero. Ma da chi?


Vari quotidiani (principalmente il Riformista) e intellettuali nostrani stanno promuovendo una manifestazione contro Ahmadinejad in arrivo a Roma, fin qui nulla di strano, si può benissimo manifestare contro chiunque. Il senso della manifestazione è però un po’ ambiguo, si parla di manifestazione per liberare l’Iran. Ma liberarlo da chi? Forse molti si stanno dimenticando una cosa fondamentale, l’Iran è uno dei pochi paesi islamici democratici, Ahmadinejad è stato democraticamente eletto dal popolo iraniano, quindi si può benissimo odiare come si possono odiare Bush e Zapatero, ma il popolo iraniano non ha certo bisogno di essere liberato (ricordo ai nostri giornalisti “distratti” che l’attuale sistema di stato “islamico” presente in Iran è stato voluto dal popolo iraniano con la rivoluzione islamica del 1979 contro il regime dello shah). Casomai andrebbero liberati egiziani e marocchini, però i loro tiranni, quelli si che lo sono, hanno una caratteristica che li rende immuni alle critiche, sono amici dell’occidente. Mubarak non è stato scelto dal popolo egiziano, i vari Re e principi in molti paesi arabi non sono stati scelti dai loro popoli, Ahmadinejad invece, che ci piaccia o no, è stato scelto dal suo popolo in elezioni regolari.

Il problema è che se vogliamo essere onesti dobbiamo dirla tutta, a noi in realtà della democrazia nel resto del mondo non ce ne frega proprio niente, a noi interessa avere governi amici che fanno i nostri interessi e obbligano i propri cittadini ad accettare il “sistema”. Anzi, forse sarà solo un puro caso, ma gli unici regimi mediorientali che notiamo sono quelli che ce l’hanno con Israele. Coincidenze…

venerdì 16 maggio 2008

La “nakba” vista con gli occhi di una nonna palestinese


In questi giorni in Israele si festeggia il sessantesimo anniversario dalla nascita dello stato ebraico, dall’altra parte i palestinesi piangono per la sessantesima volta la nakba (catastrofe) che fu per loro la nascita d’Israele, con i massacri e i villaggi spazzati via e i rifugiati che ancora oggi sognano di tornare a casa.

Rafka Darwish, Umm Tawfik, nonna palestinese di 105 anni, ricorda bene la nakba ma soprattutto la vita palestinese prima del 1948 e l’ottima convivenza con cristiani ed ebrei della Palestina.
Umm Tawfik è una rifugiata, nata nel 1903 nella cittadina palestinese del Majdal (Ashkalon). Ha 5 figli e un centinaio tra nipoti e bisnipoti. Tre dei suoi figli sono morti a Gaza ma lei ancora sogna di tornare a casa.

Racconta la semplicità del suo quartiere del Majdal prima del 1948. “la nostra vita era tranquilla prima della nakba quando gli ebrei occuparono le nostre case…eravamo il paese più grande della zona, lavoravano quasi tutti nel commercio e nell’artigianato, non ci mancava niente, eravamo semplici ma non conoscevamo la povertà”.

Nonostante la semplicità e la poca istruzione, dato che c’erano solo scuole elementari e per proseguire gli studi superiori bisognava andare fino a Gerusalemme, era considerata una vera e propria vergogna la presenza di poveri nel paese. “I ricchi avevano l’obbligo di nutrire i poveri, eravamo autonomi in tutto, le olive e l’olio, il grano, il pollame, tutti lavoravano la propria terra, persino le piogge erano molto più frequenti all’epoca”.

Ricorda che prima di emigrare vivevano con famiglie palestinesi ebree, con le quali avevano ottimi legami. “Ricordo benissimo il nostro vicino Yitzhak, eravamo molto legati”, così come il legame era molto forte con le famiglie cristiane del paese.
Umm Tawfik e il marito possedevano 5 negozi e 120 dunum di terreni agricoli (12 ettari) oltre alla casa. Tuttora conserva i documenti e gli atti di proprietà e le chiavi di casa.

Il giorno della nakba lo ricorda così “Eravamo nel periodo di raccolta quando gli ebrei iniziarono a bombardare le nostre case di notte e al mattino aumentò seppellendo molti sotto le macerie, molti massacri vennero compiuti contro i villaggi palestinesi, specialmente intorno a Gerusalemme”.
“Tutto ciò ci terrorizzo, quindi decidemmo di allontanarci per qualche giorno, settimane al massimo, per tornare quando si sarebbe calmata la situazione, non ci portammo dietro nulla di prezioso, eravamo convinti di tornare”.
“Nessuno immaginava di ritrovarsi 60 anni dopo ancora lontano da casa, lasciarono tutto convinti di tornare, perfino la cucina la misi in ordine prima di uscire”.
“Il cammino verso Gaza fu tremendo, era dura e lunga e ci bombardavano in testa, c’erano vecchi e bambini e molti di loro non riuscivano a camminare e andavano portati in braccio”.

Umm Tawfik racconta il duro impatto con Gaza. “Arrivammo alla periferia di Gaza, era povera e piccola e con pochi abitanti”. “All’inizio ci ospitarono le famiglie di Gaza, ma con il passare del tempo iniziammo a prendere le camere in affitto, pagando somme modeste, alcuni si costruirono delle baracche o delle piccole case con legno e pietre, poi iniziò ad arrivare il sostegno di diverse organizzazioni internazionali, con cibo e tende, iniziarono anche ad organizzare le classi scolastiche nelle tende”. Ricorda che i campi profughi nacquero nei primi anni cinquanta con una camera per ogni quattro persone, poi arrivarono scuole ed ospedali.

giovedì 15 maggio 2008

I TG fatti con i piedi!


E’ l’una di notte, c’è l’ultima edizione del TG5 in corso, mentre leggo un po’ di cose sul web sento dalla tv alle mie spalle di un missile lanciato da Gaza e caduto su un centro commerciale nel sud d’Israele, causando 13 feriti. Mi giro e continuo ad ascoltare, il conduttore afferma che l’atto è stato rivendicato dal “fronte popolare per la liberazione della Palestina” e dai “comitati popolari per la resistenza”. Poi conclude dicendo che sono sigle affiliate ad Hamas!

Il fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) venne fondato dal medico palestinese cristiano George Habash e il movimento si ispira apertamente al marxismo. Ora il TG5 ci dice che i marxisti sono integralisti islamici.

L’ennesima conferma, per chi non l’avesse ancora capito, che i media italiani stanno al giornalismo serio come un giornaletto di scuola sta al NY Times…

mercoledì 7 maggio 2008

La Lega sta cambiando?



In questo momento ho la tv su la7. C’è l’infedele di Lerner, bel programma che purtroppo negli ultimi tempi ho seguito poco. Si parla di Lega, sicurezza, ecc. Devo dire che i toni di alcuni leghisti ultimamente iniziano a sorprendermi. Non sono più su “caccia allo straniero” ma stanno andando su “caccia al clandestino”. E’ già un piccolo miglioramento! Il sindaco di Verona, Tosi, parla addirittura di “pari diritti e doveri”, quindi anche l’immigrato regolare deve avere dei diritti. Caspita!

Personalmente dopo la vittoria PDL - Lega vedo due possibili scenari molto diversi tra loro. Il primo vede il PDL spostarsi su posizioni “dure” come quelle leghiste, con le ovvie conseguenze. Il secondo invece vede la Lega ammorbidirsi, passando da un rifiuto totale per il diverso, l’altro, la società multiculturale, ad una posizione più legata a problemi reali come quelli della sicurezza, ecc. Ovviamente non posso che sperare nel secondo scenario.
Maroni, prossimo ministro degli interni, ha perfino parlato di “senso di insicurezza” che in alcuni casi è lontano dalla realtà. Cioè una volta arrivati al Viminale i leghisti ammettono che c’è un problema di percezione della realtà che non rispecchia la reale situazione. Che dire? Miracolo!

Sta a vedere che tra un po’ di tempo sentiremo di leghisti che firmano per costruire le moschee ai “bravi” musulmani regolari...

giovedì 17 aprile 2008

Silvio, cambia consigliere!


Dal Corriere di due giorni fa: “La sparizione della sinistra? È un fatto di importanza storica”. Silvio Berlusconi ne parla a Studio Aperto. «Parlavo al telefono con il politologo che ritengo più intelligente tra coloro che si interessano a queste vicende di storia contemporanea, don Gianni Baget Bozzo - afferma il Cavaliere - e mi diceva che anche secondo un lui è un fatto assolutamente nuovo, non compare più la falce e martello tra i partiti rappresentati in Parlamento, credo sia un grande passo in avanti verso uno schieramento della sinistra che riesca a uscire dal passato e che si avvia a diventare socialdemocratico».

A parte il fatto che, indipendentemente dalle proprie idee politiche, la sparizione di un movimento così radicato nella società non può essere visto positivamente in alcun modo perché impoverisce la vita politica del paese. Perfino Tremonti sembrava rammaricato l’altra sera da Mentana! Comunque trovo preoccupante, lo dico da musulmano, che Berlusconi consideri Baget Bozzo come politologo e storico a cui fare riferimento. Lo dico senza alcuna intenzione di sminuire l’intelligenza del personaggio, anche Hitler era molto intelligente, sia chiaro! Quello che mi preoccupa sono le posizioni piuttosto islamofobe e conflittuali verso il mondo islamico di Baget Bozzo. Direi in sintonia con la peggiore destra Neocon americana. Quella dello scontro di civiltà, delle guerre preventive, delle “crociate” di Bush. Le posizioni del governo Berlusconi 2001-2006 in politica estera non erano certo in sintonia con le mie idee, ma non erano così scandalose considerando altre destre nel mondo. Spero che la combinazione Lega+ Baget Bozzo non porti Berlusconi verso una posizione di conflitto verso l’altra sponda del Mediterraneo, sarebbe un disastro per l’Italia e per la comunità islamica italiana.

martedì 15 aprile 2008

Riflessioni elettorali…


E’ stato il giorno di Silvio? Anche, ma direi che i veri vincitori di queste elezioni sono i leghisti, hanno ottenuto un risultato notevole, probabilmente decisivo nell’esito elettorale. Ha perso Walter? Diciamo di no. Non ha perso perché il PD è un progetto nuovo, una piccola “rivoluzione” nella scena politica italiana, non ha ottenuto quanto si poteva sperare ma il 33-34% non è male. Chi ha perso veramente queste elezioni è la sinistra “radicale”, i comunisti e i verdi. E’ indubbiamente una sconfitta pesante, direi inimmaginabile. Certo il PD ha portato via voti ai partiti di sinistra, ma il 3% è una vera e propria miseria, diciamo che lo sarebbe stato anche il 6% se si considera che alle scorse elezioni alla camera Rifondazione aveva il 5,9%, i Comunisti Italiani con i Verdi il 4,4%, siamo quindi al 10,3%, al quale andrebbe poi aggiunto un qualcosa considerando l’ingresso di “Sinistra Democratica” cioè la parte più di sinistra dei DS che si staccò a suo tempo quando si capì che il PD sarebbe stato troppo “di centro” per loro. Insomma già il 6% sarebbe stato un misero contentino, il 3% è senza mezzi termini un disastro. Lega su e Sinistra giù ed ecco spiegate le elezioni del 2008, senza troppi fronzoli, senza troppi giri di parole. E intanto Silvio se la gode…Good Luck Italia!

sabato 12 aprile 2008

Il caso Italia


Domani si vota! Bene. Ma vi siete accorti che in un modo o nell’altro questo paese deve sempre essere anomalo? La gente dovrebbe decidere tra Berlusconi e Veltroni, altri permettendo, senza averli mai visti in uno scontro faccia a faccia. E’ una cosa ridicola. In tutti i paesi europei i due candidati principali si scontrano più volte rispondendo alle stesse domande e avendo lo stesso tempo a disposizione. In USA sono mesi che vediamo la Clinton e Obama negli show televisivi e sono solo le primarie. Qui nulla!

Ieri da Mentana c’è stato lo scontro “virtuale”. Hanno parlato nella stessa puntata i due candidati principali, ma senza incontrarsi, prima l’uno poi l’altro. Veltroni mi è sembrato fin troppo “rilassato”, quasi fosse una serata di beneficenza con amici. Berlusconi era come al solito “polemico” con tutto quello che viene “inventato” su di lui. E’ un caso unico al mondo, pare che i giornalisti italiani non riescano a comprendere le parole di Berlusconi, che evidentemente rilascia sempre le sue dichiarazioni in dialetto milanese, da qui i “malintesi” continui dopo ogni sua dichiarazione…

Non ci resta che aspettare l’esito di queste elezioni. Buon voto a tutti!

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